Vastase di nome, gustose di fatto

“cu mancia patati un mori mai”

di Margherita Simonte

In questi tempi in cui le regioni sono blindate e la ristorazione è al collasso, cercavo una ricetta che potesse riportarmi ai sapori ed ai profumi della mia terra.
Mi sono imbattuta in questa ricetta delle cosiddette patate “vastase” ed il risultato è stato stupefacente.
Probabilmente perché ho deciso di lasciarle cucinare a mio marito, seguendo questa ricetta  e aggiungendo un tocco segreto, una
spolverata di paprika.
Questa prelibatezza è presente nei menù di qualsiasi pizzeria trapanese, dove i tocchi di patate, la mozzarella, la cipolla ed il pomodorino vengono legati insieme dall'inconfondibile fragranza del forno a legna.

Un piatto ricco di sapore, ma da tradizione povera

Infatti il termine “vastase” indica rozzo, maleducato, un piatto della terra, popolare, colorito come la tradizione ed il linguaggio del popolo trapanese. Mio nonno raccontava dei periodi di prigionia durante il secondo conflitto mondiale, passati a pelare e mangiare patate, anche la buccia non andava sprecata. Forse per questo mia nonna, che se mi vedesse adesso mangiare la frutta senza buccia mi tirerebbe le orecchie, mi diceva sempre: “cu mancia patati un mori mai”.

“cu mancia patati un mori mai”

Chi mangia patate non muore mai, quasi come un motto della speranza, che di questi tempi non fa mai male. La stessa speranza che i ristoratori trapanesi hanno nel poter presto tornare a preparare questo piatto tipico a tutti coloro che vorranno scoprire sapori e ricchezze di questa terra che attende i suoi turisti, come Penelope attese il suo Ulisse. Speriamo almeno che non siano venti gli anni, ma che si limiti al “venti venti”.

Foto da Sanvitoweb.com

 

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